Stress da lavoro correlato: come imparare a gestirlo

In questo articolo:

Lo stress da lavoro correlato è una delle principali problematiche del nuovo millennio, che comporta un peggioramento della qualità di vita con risvolti sia fisici che mentali Nonostante non si tratti di una vera e propria malattia, ha tuttavia delle conseguenze importanti sul benessere personale: ansia e tachicardia, ma anche depressione e difficoltà a concentrarsi. Ecco quindi tutti i motivi per cui questa condizione non deve essere sottovalutata e come fare per curarla e prevenirla.

Che cos’è lo stress da lavoro (o sindrome da burn-out)

Secondo quanto riportato dalle stesse fonti ufficiali dell’Inail, l’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro, lo stress da lavoro correlato è definibile come: “una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro”. In pratica è una condizione in cui, a causa di un elevato carico di lavoro o un particolare stato di ansia di prestazione, un lavoratore inizia ad accusare una serie di disturbi fisici, psicologici ma anche sociali e relazionali. Viene chiamata anche sindrome da burn-out, termine inglese che significa “esaurimento, esplosione”, proprio per sottolineare una situazione al limite della sopportazione e di estremo disagio. È però importante sottolineare come tale sindrome sia sempre legata al lavoro, che ne è quindi la causa principale. Non si può dunque parlare di stress da lavoro se il principio scatenante risiede in altri fattori, come disturbi dell’umore o situazioni esterne correlate a contesti come la famiglia, una relazione affettiva o rapporti sociali di varia natura.

Come si riconosce lo stress da lavoro

Lo stress da lavoro correlato è estremamente diffuso, ma riconoscerlo nella sua fase iniziale spesso non è semplice. Tale condizione diventa palese solo nelle sue fasi più acute, quando ormai la persona che ne soffre arriva a provare un profondo stato di disagio psicologico, sociale e fisico. Imparare a riconoscerlo è importante proprio per questo, perché permette di intervenire in tempo, risolvendo la situazione prima che peggiori in maniera cronica. Generalmente l’andamento di questa condizione segue alcune fasi:
  • Prima fase: manifestazione di un eccessivo impegno professionale, con tendenza a dedicare al lavoro un grande numero di ore, tralasciando altri aspetti della propria vita.
  • Seconda fase: comparsa dei primi sintomi di stanchezza, che si manifesta attraverso scatti di irritabilità e sbalzi di umore frequenti.
  • Terza fase: sensazione di forte stanchezza, con un calo delle forze e della concentrazione, oltre a un senso di insoddisfazione e depressione.
Va detto che per ogni categoria professionale può accadere che vi siano delle giornate di lavoro più impegnative di altre. Quando si parla di sindrome da burn-out, tuttavia, ci si riferisce sempre a situazioni croniche, che si protraggono per settimane se non addirittura mesi.

I sintomi dello stress da lavoro

Per differenziare quello che è un breve periodo professionalmente più intenso dalla manifestazione di un disagio più profondo, ecco un elenco di tutti i sintomi dello stress da lavoro.
  • Sintomi fisici
    • mal di testa
    • disturbi del sonno (es. insonnia)
    • disturbi intestinali e digestivi
    • bruciore di stomaco
    • perdita di capelli
    • amenorrea, nel caso di donne in età fertile
    • tachicardia e palpitazioni
    • sudorazione eccessiva in tutto il corpo
    • disturbi della pelle, come acne o eczema
    • vertigini
  • Sintomi psicologici
    • bassa autostima
    • ansia
    • depressione
    • difficoltà di concentrazione
    • senso di insoddisfazione
  • Sintomi sociali 
    • tendenza ad autoisolarsi
    • difficoltà a rapportarsi con gli altri
    • problemi di comunicazione (liti, tensioni)
    • sviluppo di dipendenze (fumo, alcool…)
Come si può notare le conseguenze di un eccessivo stress da lavoro correlato hanno un impatto a 360° sulla qualità della vita di una persona. Sul lungo termine queste possono essere estremamente pericolose, portando a veri e propri problemi di salute. La diagnosi tuttavia non è semplice e deve essere fatta da un professionista in materia, solitamente un medico del lavoro, uno psichiatra o uno psicologo. È infatti necessario accertarsi che i sintomi non siano causati da un’altra patologia (es. disturbo dell’adattamento o della personalità) ma che derivi esclusivamente da una condizione legata al lavoro.

Le cause scatenanti dello stress da lavoro

Abbiamo appena sottolineato come, per poter ricevere una diagnosi di stress da lavoro, la causa scatenante deve essere ricollegabile al lavoro. Ma il lavoro è un denominatore comune nella vita della maggior parte delle persone. E allora perché non tutti ne soffrono?  Per capire il perché bisogna esaminare ogni specifico ambiente professionale. Alcuni studi hanno messo alla luce diverse condizioni all’interno del contesto lavorativo che scatenano la sindrome da burn-out. In particolare si tratta di:
  • precarietà dell’impiego
  • carico di lavoro eccessivo
  • contesto lavorativo disorganizzato (scarsa chiarezza dei ruoli, richieste contrastanti)
  • mancanza di coinvolgimento da parte dei colleghi
  • mobbing
Al contrario, un ambiente di lavoro sereno e ben organizzato riduce sensibilmente i rischi di manifestare i sintomi tipici dello stress da lavoro. Qui emerge quindi l’importanza del ruolo del datore di lavoro, che deve essere in grado di riconoscere quando vi sono situazioni di rischio elevato.

Chi è più a rischio?

È stato osservato come in alcune categorie di lavoratori l’incidenza dello stress da lavoro sia percentualmente più alta. Tale conclusione è stata dimostrata con l’analisi di dati empirici, ottenuti a partire da sondaggi, interviste, indagini e dal controllo di numerose statistiche. In definitiva si è visto come le persone più a rischio sono quelle che svolgono funzioni di:
  • medici e infermieri
  • assistenti sociali
  • poliziotti
Le motivazioni vanno probabilmente ricercate in una caratteristica comune a tutte queste professioni, ossia il fatto di appartenere all’ambito sociale e di aiuto. Il maggior contatto con il pubblico, le particolari categorie gerarchiche e probabilmente anche gli orari di lavoro che si svolgono all’interno di questi contesti contribuiscono ad aumentare il carico di stress. Inoltre si è notato come la percentuale di rischio aumenta ulteriormente nelle donne: ciò è dovuto anche alle tipologie di contratto proposte, che statisticamente sono più precarie e prevedono una retribuzione minore.

Fattori di rischio interni

L’ambiente esterno e la tipologia di professione che si svolge hanno una grande influenza nella manifestazione dei sintomi dello stress da lavoro. È però anche vero che esistono dei fattori di rischio interni, correlati soprattutto alla singolo carattere di ogni individuo. Alcune personalità sono più propense a ritrovarsi in situazioni di stress eccessivo, soprattutto coloro che hanno la tendenza a:
  • essere perfezionisti
  • avere aspettative eccessive
  • fare fatica a dire di no, accettando ogni compito
In questi casi, dunque, il primo passo parte da se stessi, anche eventualmente con l’aiuto di una figura professionale. Imparare ad accettare che non siamo macchine dalle risorse infinite, capaci di svolgere qualunque mansione, diminuisce di molto il rischio di ritrovarsi in situazioni dannose per la propria salute fisica e mentale.

La cura per lo stress da lavoro

Per curare lo stress da lavoro non esiste una soluzione universale. Innanzitutto la diagnosi deve partire da un professionista della salute. La sindrome di burn-out non può infatti essere curata con una semplice vacanza, perché non corrisponde a un normale periodo di stanchezza, ma a una situazione ben più grave. L’allontanamento momentaneo dal lavoro rimane certamente consigliabile, ma non può essere la soluzione definitiva. Bisogna infatti fare in modo che, una volta rientrati nell’ambiente lavorativo (anche se nuovo), tale situazione non si ripresenti più. La terapia psicologica è quindi la cura migliore per lo stress da lavoro. Esistono diverse tipologie di trattamento, dall’approccio comportamentale, a quello di gruppo, fino alla psicoanalisi. Sarà sempre il medico a individuare quello migliore. Ciò che è importante è soprattutto agire il prima possibile. Se la situazione è troppo grave può persino essere valutata una cura di carattere psichiatrico che prevede quindi l’utilizzo di farmaci. Naturalmente ciò accade solo in casi particolarmente acuti e solo sotto la stretta sorveglianza di un team di professionisti. Chiunque invece manifesti una forma più lieve, oltre alla psicoterapia, può migliorare la propria situazione attraverso:
  • dei corsi di tecniche di rilassamento
  • l’attività sportiva (meglio se all’aperto)
  • la pratica di hobby totalmente scollegati dal proprio lavoro
  • l’uso di prodotti naturali come Profevis, che aiutano ad alleviare la tensione

Si può prevenire lo stress da lavoro?

Prevenire è meglio che curare, e nel caso dello stress da lavoro non c’è nulla di più vero. Se si è consapevoli di lavorare in un ambiente che presenta molti fattori di rischi (ritrovate l’elenco nell’apposita sezione dell’articolo), allora è bene mettere in pratica alcuni comportamenti. Sono misure di prevenzione che possono aiutare notevolmente a evitare i rischi collegati allo stress da lavoro. In particolare si tratta di:
  • Riuscire a ritagliarsi sempre del tempo per sé durante il corso della giornata, creando un proprio equilibrio fra vita privata e vita lavorativa.
  • Accettare il fatto di non poter riuscire sempre a fare tutto, ponendosi dei limiti e rifiutando compiti extra che non rientrano nelle proprie mansioni.
  • Contribuire nel mantenere un ambiente collaborativo con i propri colleghi, sostenendosi a vicenda ed evitando di auto isolarsi.
  • Seguire uno stile di vita sano, che tenga conto dei bisogni fondamentali del proprio corpo, ma anche della propria mente.
  • Utilizzare integratori naturali che favoriscono il rilassamento, in particolare quelli contenenti l’eleuterococco, una pianta che contrasta la stanchezza e l’affaticamento mentale.
Sono accorgimenti che non sempre sono automatici, ma sui quali è necessario riuscire comunque a mantenere un certo focus, soprattutto nei periodi più stressanti. Seguirli vi aiuterà però a non raggiungere il limite, evitando un pericoloso stato di alienazione personale, che porta al sopraggiungere di uno stato di stress eccessivo.

Rivedere il proprio stile di vita

Sia nell’ambito della prevenzione che della cura, lo stile di vita rimane la chiave di tutto. Se sentiamo di essere al limite della sopportazione o se già soffriamo di stress da lavoro correlato, allora è necessario investire in un cambiamento completo del proprio modo di affrontare la quotidianità. Per farlo, si può iniziare rivedendo le proprie abitudini. Ecco qual è il modo migliore per farlo:
  • Seguire una sana alimentazione Il cibo ha un’influenza enorme sulla nostra salute, anche mentale. Inoltre fare una dieta corretta è un modo per prendersi cura di sé, che aiuta a mantenere il focus sul proprio benessere. Iniziate già di prima mattina, mettendo in pratica queste 10 idee per una colazione sana.
  • Praticare sport L’attività fisica è la valvola di sfogo ideale contro lo stress. Con il movimento il corpo rilascia endorfina, serotonina e altri ormoni che generano una sensazione di benessere di centrale importanza.
  • Dedicare tempo agli affetti e ai propri amici Aristotele diceva che “l’uomo è un animale sociale”, ossia che per sua natura ha bisogno di unirsi a un gruppo e socializzare. Investire del tempo stando con il proprio partner, la famiglia o gli amici è fondamentale per la salute mentale.
Tutti questi accorgimenti aiutano a mantenere separato il tempo del lavoro da quello della vita privata e personale. Solo così ci si allontana dal rischio di  focalizzarsi troppo sulla propria professione, che per quanto importante non deve mai prevalere sulla salute.

L’approccio delle istituzioni al problema

Esistono diverse definizioni della sindrome da burn-out, per la maggior parte redatte da organizzazioni per la cura del benessere fisico e mentale.   È esattamente a partire da queste definizioni che anche le istituzioni legislative si sono adoperate per indagare su tale sindrome, dedicandogli delle apposite norme. Attualmente lo stress da lavoro è quindi riconosciuto dallo Stato italiano, che ne impone il trattamento all’interno delle norme sulla sicurezza e la salute. Queste indicazioni, racchiuse nel Decreto legislativo n.81 del 2008, vengono costantemente aggiornate, anche sulla base dei più recenti studi scientifici.

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