Reflusso gastroesofageo: come prevenirlo senza usare farmaci

In questo articolo:

Con il termine “reflusso gastroesofageo” si indica una condizione per la quale avviene la risalita del contenuto dello stomaco lungo l’esofago. Tale meccanismo è in realtà fisiologicamente normale subito dopo ogni pasto. Tuttavia, quando ciò si verifica in maniera eccessivamente intensa, si può andare incontro alla comparsa di sintomi spiacevoli, primo fra tutti il bruciore di stomaco.

Sul lungo termine si può quindi parlare di “malattia da reflusso gastroesofageo”, spesso chiamata più semplicemente in termini non medici “reflusso gastrico”.

Le conseguenze non sono da sottovalutare, sia per il rischio di complicazioni fisiche che per i risvolti psicologici che il dolore può provocare. Ecco quindi perché nei prossimi paragrafi metteremo a disposizione delle informazioni utili su come ottenere una diagnosi, i migliori rimedi e i metodi di prevenzione.

Reflusso gastroesofageo: che cos’è esattamente

Per comprendere meglio quali sono le conseguenze che può provocare, prima è utile spiegare che cos’è il reflusso gastroesofageo e qual è il meccanismo che lo causa.

Il reflusso, come abbiamo anticipato, si verifica quando gli acidi presenti nello stomaco risalgono nell’esofago, ossia il canale di collegamento che unisce la parte superiore dell’apparato digerente (bocca ed esofago) alla parte inferiore (stomaco). Tra l’esofago e lo stomaco è situata una valvola, lo sfintere esofageo inferiore, capace di contrarsi per aprirsi e chiudersi al fine di consentire o bloccare il passaggio delle sostanze ingerite.

Normalmente tale valvola si apre per permettere al cibo di scendere nello stomaco, mentre al contrario si chiude per impedire la risalita dei succhi gastrici lungo l’esofago. Tale fenomeno di risalita è proprio ciò che viene definito “reflusso gastroesofageo”. Se ciò accade si è soliti avvertire come primo sintomo una sensazione di bruciore, più o meno persistente. In alcune condizioni questo fenomeno può essere considerato normale, ad esempio dopo i pasti particolarmente abbondanti. Ma se si verifica di frequente, ossia più di due volte alla settimana, allora è più appropriato parlare di malattia da reflusso gastroesofageo. 

Reflusso gastroesofageo: i sintomi per riconoscerlo

Il primo segnale che indica la presenza della malattia da reflusso gastroesofageo è generalmente una forte sensazione di bruciore alla bocca dello stomaco, che si può percepire all’incirca all’altezza dello sterno. Questo tuttavia non è l’unico effetto collaterale che può presentarsi.

I sintomi del reflusso gastroesofageo sono: 

  • Bruciore di stomaco
  • Rigurgito acido
  • Mal di gola
  • Raucedine
  • Gonfiore addominale
  • Alitosi
  • Disfagia, ossia difficoltà a deglutire
  • Tosse

Spesso tali sintomi tendono ad acutizzarsi la notte a causa della posizione sdraiata che si assume a letto e che favorisce la risalita dei succhi gastrici. 

Reflusso gastroesofageo: complicazioni

Non è una situazione frequente, ma se la malattia da reflusso è cronica talvolta possono insorgere alcune complicanze. 

Le principali complicazioni del reflusso gastroesofageo sono:

  • Ulcere
  • Esofagite (infiammazione dell’esofago)
  • Stenosi (restringimento anomalo dell’esofago)
  • Esofago di Barrett (lesioni delle cellule dell’esofago potenzialmente cancerose)

Tali condizioni si verificano quando ormai il problema del reflusso si protrae da tempo, senza che sia mai stato trattato con cure specifiche. Proprio per questo motivo è importante non sottovalutare i primi sintomi come il bruciore di stomaco, al fine di prevenire il presentarsi di situazioni potenzialmente pericolose per la propria salute. 

Reflusso gastroesofageo: qual è la causa

La causa fisiologica del reflusso gastroesofageo è la diminuzione della capacità dello sfintere esofageo inferiore di trattenere i succhi gastrici presenti all’interno dello stomaco, che risalendo scatenano i sintomi. 

Ma da cosa è dovuta questa alterazione della funzionalità dello sfintere esofageo? Oggi è noto che esistono alcune condizioni o comportamenti che possono compromettere tale meccanismo. 

Tra i fattori che possono favorire l’insorgere della malattia da reflusso gastroesofageo ci sono:

  • Il sovrappeso e l’obesità
  • La gravidanza
  • L’alimentazione
  • L’alcol e il fumo
  • L’abbigliamento
  • L’ernia iatale
  • Alcune terapie farmacologiche

Sovrappeso e obesità

Nelle persone in sovrappeso e soprattutto obese il reflusso è una problematica abbastanza frequente. La motivazione è data dall’aumento di pressione che avviene a livello addominale, causato dalla massa grassa in eccesso. La pressione continua può compromettere la funzionalità dei muscoli che regolano lo sfintere esofageo. Inoltre, il continuo sovraccarico a livello dello stomaco favorisce la risalita degli acidi  provocando così la comparsa dei sintomi. 

Gravidanza

In gravidanza il meccanismo che genera il reflusso è sempre legato alla pressione addominale, che in questo caso è causata dallo sviluppo del bambino e della placenta. Con l’avvicinarsi della data presunta del parto è quindi probabile percepire un riacutizzarsi dei sintomi. Allo stesso tempo anche gli ormoni giocano un ruolo importante: i cambiamenti che avvengono e che preparano il corpo della madre al parto e all’allattamento possono anch’essi contribuire alla comparsa dei problemi di reflusso. 

Alimentazione

L’alimentazione ha un peso cruciale quando si parla di reflusso. Alcuni cibi, infatti, richiedono dei tempi di digestione molto più lunghi e di conseguenza la produzione di molti succhi gastrici, che possono poi risalire lungo l’esofago.

In particolare gli alimenti che provocano il reflusso gastroesofageo sono:

  • Carne rossa e salumi
  • Formaggi grassi
  • Fritture
  • Cioccolato
  • Caffè 
  • Pomodori

Sarebbe inoltre preferibile evitare anche l’utilizzo eccessivo di spezie, in particolare il curry, il peperoncino, la noce moscata e il pepe. 

Alcol e fumo

Ci sono tanti buoni motivi per smettere di bere o di fumare e uno di questi è correlato al reflusso. Queste due sostanze, infatti, tendono ad avere un effetto rilassante sulla muscolatura dello sfintere esofageo inferiore favorendo dunque la comparsa della malattia da reflusso gastroesofageo e aumentando l’intensità dei sintomi, oltre che il rischio di complicazioni.   

Abbigliamento

Può sembrare strano leggere questa voce fra la lista dei vari fattori responsabili del reflusso gastroesofageo, ma l’abbigliamento può realmente avere un impatto in questo ambito. In particolare i “responsabili” sono gli abiti troppo stretti, come i pantaloni o le cinture. Nel caso in cui si percepisca quindi una costante sensazione di bruciore di stomaco, soprattutto dopo i pasti, sarebbe opportuno valutare se ciò che si sta indossando è sufficientemente confortevole. 

Ernia iatale

L’ernia iatale si verifica quando vi è un riversamento di una parte dello stomaco verso il torace, che avviene attraverso il diaframma, ossia un muscolo che separa proprio il torace dall’addome. L’ernia iatale può comparire in seguito a traumi, ma anche per via di fattori come l’obesità e il fumo. Tale condizione può dunque a sua volta rientrare fra le cause del reflusso gastroesofageo e ha come unica via di risoluzione definitiva l’intervento chirurgico.  

Terapie farmacologiche

In alcuni casi il reflusso gastroesofageo è un diretto effetto collaterale dell’utilizzo di determinati farmaci. Proprio per questo il problema tende a risolversi nel momento in cui l’assunzione viene sospesa. Qualora ciò non fosse possibile è comunque consigliabile confrontarsi con il proprio medico che potrà quindi rivedere i dosaggi, le modalità di utilizzo o prescrivere dei rimedi antagonisti contro il reflusso allo scopo di mitigare i sintomi. 

Reflusso gastroesofageo: esiste una predisposizione?

Non sono rari i casi in cui il reflusso gastroesofageo affligge parenti di grado molto stretto fra di loro. Proprio da tali osservazioni sono nate alcune teorie che prevedono una certa predisposizione genetica del disturbo. Questa idea è rafforzata anche dal fatto che in Europa l’incidenza è maggiore rispetto alla popolazione asiatica.

Tuttavia non deve essere escluso l’influsso che possono avere lo stile di vita e le abitudini alimentari, che variano di Paese in Paese, così come in ogni famiglia. Ad esempio, i membri di un nucleo familiare in cui si consumano con frequenza cibi grassi presenteranno sicuramente un maggior rischio di cadere nel sovrappeso. In questo caso sia la dieta che il peso corporeo rappresentano dei fattori di rischio e di conseguenza una maggiore predisposizione a soffrire di reflusso. 

Proprio per tale motivo gli studi sulla predisposizione genetica sono ancora in corso e molti scienziati preferiscono parlare di abitudini di vita familiare, piuttosto che di ereditarietà. 

Reflusso gastroesofageo: come ottenere una diagnosi?

Se si sospetta di soffrire dei sintomi della malattia da reflusso gastroesofageo è consigliabile richiedere una visita con uno specialista. Il medico a cui rivolgersi è il gastroenterologo, esperto proprio nella cura dei disturbi dell’apparato gastrointestinale. 

Spesso per la diagnosi è sufficiente un’indagine sui sintomi, in particolare per confermare la presenza di bruciore di stomaco e sensazione di acidità in bocca. Da qui si potrà procedere con la cura e la terapia necessaria. 

Tuttavia, se dovessero emergere nuovi sintomi sospetti come un dimagrimento eccessivo o carenza di ferro, allora potrebbero essere prescritti ulteriori esami come una gastroscopia o la pH impedenziometria che consiste nell’inserimento di un sondino tramite il naso fino all’esofago per registrare la quantità di sostanze che risalgono lungo il tratto digerente. 

Reflusso gastroesofageo: rimedi principali (anche naturali)

I trattamenti per il reflusso gastroesofageo sono tutti volti a eliminare la sensazione di bruciore, andando quindi ad agire in tre modi:

  • Neutralizzando l’acidità di stomaco
  • Creando una barriera protettiva a favore della mucosa
  • Eliminare le cause che provocano la risalita degli acidi lungo l’esofago

Neutralizzare l’acidità di stomaco

Per quanto riguarda la neutralizzazione dell’acidità di stomaco, ciò è possibile eliminando i cibi che provocano tale sensazione e utilizzando degli appositi farmaci. I farmaci che riducono la produzione dell’acido sono appunto chiamati “antiacidi”. Hanno però diversi svantaggi: sono aggressivi per l’organismo, possono creare tolleranza (e quindi perdere il loro effetto) e inoltre risolvono solo momentaneamente il problema. L’azione dei farmaci antiacidi, infatti, non è in grado di risolvere le cause del reflusso o di guarire i danni creati dai succhi gastrici. Ecco perché per trattare alla radice questa patologia è consigliabile agire negli altri due modi, ossia rafforzando la barriera protettiva ed eliminando i fattori che provocano la risalita degli acidi. 

Creare una barriera protettiva antiacido

Per creare una barriera protettiva che limiti i danni degli acidi e allo stesso tempo aiuti l’organismo a guarire le eventuali ulcere già presenti esistono vari rimedi, ma il più efficace è certamente l’utilizzo di integratori nutraceutici gastroprotettivi.

Fra gli integratori gastroprotettivi più efficaci contro il reflusso gastroesofageo si può citare Profenzym. Il suo utilizzo è consigliato in quanto contiene:

  • Curcuma
  • Mastice di Chios
  • Papaina
  • Bromelina 

Si tratta di quattro differenti principi naturali, estratti direttamente in natura, capaci sia di ridurre l’acidità gastrica ma soprattutto di proteggere dagli effetti del reflusso. La loro azione antinfiammatoria è inoltre utile per riparare i danni all’esofago, migliorando al contempo la permeabilità enterica ed evitare problemi di malassorbimento intestinale

Eliminare le cause che provocano il reflusso

Non si può curare definitivamente il reflusso gastroesofageo se non si eliminano alla base le cause che lo provocano. A eccezione per pochi casi particolari, ad esempio per chi sta seguendo una particolare terapia farmacologica o è in stato di gravidanza, per risolvere il problema del reflusso è necessario rivedere il proprio stile di vita.

La terapia in questo caso sarà rieducativa e prevederà l’inserimento di nuove abitudini, come ad esempio:

  • Un’alimentazione specifica, senza alimenti che peggiorano l’acidità e con pochi grassi, stilata da un dietologo professionista
  • Un maggior livello di attività fisica, per tenere sotto controllo il peso 
  • L’eliminazione di fumo e alcol

Se il reflusso dovesse essere provocato da un’ernia iatale, sarà invece con molta probabilità necessario intervenire chirurgicamente al fine di risolvere definitivamente il problema. In tal caso sarà il medico a fornire una valutazione dei pro e dei contro dell’intervento, solitamente proponendo una soluzione poco invasiva in laparoscopia.  

Reflusso gastroesofageo: come prevenirlo

Attualmente si stima che circa il 20% della popolazione adulta soffra di reflusso. La maggior parte di questi casi, tuttavia, potrebbero essere facilmente prevenuti con dei semplici accorgimenti.

I soggetti senza particolari patologie possono prevenire il reflusso gastroesofageo seguendo questi consigli: 

  • Fare pasti più leggeri alla sera, consumando porzioni più piccole e alimenti facilmente digeribili
  • Evitare pranzi o cene abbondanti, spezzando la fame con degli spuntini da consumare durante il giorno
  • Non cenare tardi la sera
  • Evitare di coricarsi subito dopo aver mangiato
  • Tenere il peso sotto controllo
  • Praticare attività fisica a debita distanza dai pasti, specie quando molto intensa

Nonostante ciò potrebbe comunque capitare occasionalmente di consumare dei pranzi o delle cene più abbondanti del solito, come ad esempio accade durante i festeggiamenti di alcune ricorrenze annuali. In tal caso, per prevenire i sintomi del reflusso gastroesofageo, può essere di aiuto fare una breve passeggiata dopo aver mangiato, avendo cura di indossare degli abiti comodi. Si può inoltre assumere del bicarbonato di sodio disciolto in acqua: il suo pH alcalino neutralizzerà la componente acida nello stomaco, contrastando la comparsa del reflusso gastroesofageo.

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